SOgNO

Giuseppina Radice

 

 

Per capire i sogni non

dobbiamo portare nel sogno la

nostra sapienza, ma lasciare

che il sogno porti in noi la sua sapienza.

 

Alberto Savinio

 

A me sembra che la pittura  di Elisa Anfuso si possa definire come un processo intrinsecamente intersoggettivo che attraversa la sua vita. E non in punta i piedi, timidamente, ma con il passo deciso di chi reclama con  forza  il suo posto nel mondo.  Un giovane ma maturo pensiero - sogno dopo sogno - si concretizza in opere in cui è centrale sia la riflessione sul ruolo del corpo sia lo sviluppo della funzione autoriflessiva della mente e nelle quali si scopre - a mio parere - una capacità (inconsapevole forse, ma evidente) di affrontare il tema della relazione o, meglio, di innescare una intercomunicazione tra i suoi Sé multipli.

La reflexive self-awareness è stata teorizzata nel 1998 da Lewis Aron: l’autoconsapevolezza riflessiva che è  principalmente una  funzione intellettuale - esperienziale e affettiva - viene definita come la capacità di mantenere costante la tensione tra varie e opposte esperienze e rappresentazioni di Sé che, a volte, possono essere  sentite come contraddittorie e non conciliabili.

Elisa non ha paura di utilizzare al meglio  le sue capacità tecniche per dar forma a quel surplus di energia interiore che sente di possedere rendendolo immagine rivelatrice di una continua relazione con se stessa sia come soggetto sia come oggetto: recupera pensieri celati, perduti o dimenticati e restituisce attraverso una pittura-parola  quei frammenti di inconoscibile che emergono.

 

eccomi sono io ho il mio vestito più bello e sono bella anch’io mi piace giocare

con tutto e con me la mia bambola è piccola questa stanza ma è la casa della mia

vita il cassetto dei miei giochi sono io non so come sono entrata in questa stanza

ero fuori e ora sono dentro non voglio sapere sono io la regina dei miei castelli di

carte ma ho i piedi per terra io troverò la soluzione ho in mano la carta vincente

 

Un po’ Alice un po’ Gulliver ama  muoversi avanti-indietro-dentro-fuori indagando in maniera del tutto originale, inconsapevole e sicuramente non programmata la sua identità-io e la sua  identità-noi, [1] l’idem  e l’autòs. [2] 

Ed è questo un procedere che non ammette soste.

 

sono grande la mia  testa tocca il tetto e devo un po’ piegarmi è un mondo piccolo

ma è mio lo guardo, lo accarezzo col mio sguardo ma la mia ombra è lieve non farà

crollare il castello la mia casa è il cassetto dei miei giocattoli ho dentro tutti i sogni

del mondo sono io il custode sono io il mio sogno sono io tutti i sogni del mondo

 

Con i suoi oggetti - piccoli, semplici e non meccanici - e la sua fantasia crea situazioni differenti, esperienze e situazioni immaginarie o reali; tra veglia e sonno gioca con l'implicito e l'esplicito delle relazioni interpersonali;  trasforma in un atto comunicativo le sue funzioni osservative-affettive-esperienziali;  connette pensiero e cuore, mente e corpo e con la massima naturalezza gestisce  questo complesso meccanismo integrandolo con  piani logici differenti. Non ignora certo che  i sogni sono fatti di tanta fatica  e non cerca affatto alcuna scorciatoia. Anche se non sa quando ha iniziato a sognare non vuole perderne la ragione.

 

I sogni sono fatti di tanta fatica./  Forse, se cerchiamo di prendere delle scorciatoie /  

perdiamo di vista la ragione / per cui abbiamo cominciato a sognare

e alla fine scopriamo / che il sogno non ci appartiene più. /Se ascoltiamo la saggezza

del cuore  /il tempo infallibile ci farà incontrare il / nostro destino.

Ricorda:/ quando stai per rinunciare, /quando senti che la vita  è stata /troppo dura con te,

ricordati  chi sei./ Ricorda il tuo  sogno.[3]

 

È il puer aeternus  - visione della nostra natura prima, la nostra primordiale ombra d’oro, la nostra affinità con la bellezza - per  Hillman,  che si fa sentire in mille modi e a cui Elisa dà colore/voce.

Una pittura forte la sua: non solo sapiente tecnica ma  parola, storia, racconto; è resoconto del suo pensare le emozioni;  è elaborazione conscia e inconscia degli aspetti razionali e/o emotivi  della sua mente; è il mezzo per  non perdere il  contatto con la sua energia e per ampliare la sua consapevolezza di vita.

 

volevo fermare il tempo quando ero piccola, con i miei nonni felicità pura ho tra

le mani il gomitolo del tempo ora lo fermo io  sono con me gioco chiudo gli occhi

perdo il mio tempo ma troverò altri spazi la mia vita nelle mie mani non ho paura

voglio solo aspettare voglio il mio silenzio e il mio vuoto so a chi offrirò i miei fiori

il tempo infallibile mi farà incontrare il mio destino

 

Se nulla passasse non vi sarebbe il tempo passato, se nulla vi fosse non vi sarebbe il tempo presente, se nulla sopraggiungesse non vi sarebbe il tempo futuro, scriveva Sant’Agostino nelle Confessioni. Tra un prima e un poi il tempo. Il lavoro lega il tempo.  E il tempo Elisa lo lavora, lo sogna e lo gioca scoprendone il ritmo, la struttura più segreta, anche quella che può farle paura. Non vuole ignorare né nascondere la realtà dolorosa ma attraverso il sogno-gioco della sua pittura e senza alcun timore  grida  anche l’angoscia delle sue minacce interne e riesce a trovarne i valori simbolici.

Tra un prima e un poi la vita.

 “L’uomo non ha più il coraggio di sopportare un giudizio su se stesso e tanto meno di pagarlo. Al quale coraggio si dovrebbe aggiungere anche il dovere di somigliare al proprio ritratto” - scriveva Alberto Savinio.[4]

Elisa Anfuso si serve - da adulta - del gioco manipolativo e simbolico per risolvere l’ansia esistenziale del suo/nostro tempo in  un più conoscitivo.

E non teme di somigliare al proprio ritratto.

Dipinge chiedendo a ciascun  segno e ad  ogni pennellata - le sue parole - il massimo di intensità per narrare la storia del viaggio della sua vita e renderla risonante.

 

io mi sono legata alla sedia con un filo per non volare via come una mongolfiera         

volerò quando io deciderò mi sento fatta di colore sono pittura io vivo i miei          

pensieri vivo gioco sogno sogno gioco vivo so come e quando prenderò la chiave              

del mio presente e aprirò la gabbia regalerò a me i miei fiori le mie scarpette rosse   

saranno di nuovo ai miei piedi danzerò.

 

Percepire sé come soggetto e come oggetto attraverso una pittura-parola-desiderio-gioco è la sua meta.

Sognare come esperienza noetica di sé è ciò di cui il suo puer ha bisogno.

 


 

[1] Gli studiosi della Coirag  Confederazione di Organizzazioni Italiane per la Ricerca Analitica sui Gruppi hanno evidenziato  in ogni individuo non solo la presenza di una identità-io ma anche di una identità-noi in continua interazione dinamica

 

[2] Diego Napolitani nel suo importante studio Gruppi interni e modelli relazionali fa proprio riferimento al concetto di gruppalità interna. Definisce l’identità individuale come l’insieme di interazioni tra ambiente internalizzato - l’idem – e un principio auto riorganizzatore di tale ambiente interno l’autòs .

 

[3]Sergio Bambaren, da Il Delfino, Sperling & Kupfer Editori1996

 

[4] Alberto Savinio, Autopresentazione, in Bollettino della Galleria del Milione, n. 66, milano 1949. Sta in L’arte nella società, collana diretta da M. Calvesi, Fr. Fabbri Editore, Mi. 1978

INTRODUZIONE

AL GIOCO

 

Marco Izzolino

 

IL PESO DEI DESIDERI

 

Giovanna Lacedra

 

SOgNO

 

 

Giuseppina Radice

 

LE NOSTRE 

SOLITUDINI

 

Maria Zanolli

 

ELISA ANFUSO.

SOgNO

 

Giovanna Caggegi

IL SIMBOLISMO DI

ELISA ANFUSO

 

Chiara Barone

NON CALPESTARE

LA LINEA ROSSA

 

Gabriella Trovato

LA CADUTA

DI EVA

 

Antonio Casaburi

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