LA CADUTA DI EVA

Antonio Casaburi

 

 

 

 

 

Elisa Anfuso, giovane e straordinario talento catanese che ha saputo conquistarsi in breve tempo importanti attenzioni europee e d’oltreoceano, è un’artista che non ha bisogno di presentazioni. E non si tratta di mera retorica. A definirla, infatti, non sono il suo brillante iter accademico, i numerosi premi collezionati o i nomi di gallerie che l’hanno fortemente voluta. A parlare di lei, delle sue doti tecniche, del percorso creativo ed umano intrapreso sono le sue peculiari opere, vivide istantanee ad olio alle quali affida l’intimo racconto di sé.

“La caduta di Eva” è una delicata ed intensa selezione di segmenti dell’io di questa affascinante personalità, estrapolati e riassemblati con sapienza per creare un’antologia omogenea: l’excursus della creazione e dell’evoluzione di quell’amalgama di spirito e fango che ci costituisce.

Non siamo nati in questo mondo. Ci siamo stati collocati per un disegno che ci pare astratto da mani capricciose che avevano voglia di giocare. Eravamo semplicemente Anima. Purissima Anima che aspirava solo al Cielo - il luogo dell’origine -, finché qualcuno, per puro diletto, ci costrinse sulla Terra dentro corpi inospitali e meravigliosamente imperfetti. “La caduta di Eva”, dunque, è sì il racconto pittorico della caduta di Anime che, scontrandovisi, si fondono coi predestinati corpi di carne - perfezione e corruttibilità, infinito e finito - ma potrebbe essere letto anche come la cronaca figurata di un’esistenza compromessa, poiché contaminata. “La caduta”, per l’appunto, intesa come disfatta.

Ogni opera racchiude in sé elementi fissi, ed in ciascuna si percepisce con nitore una voce cristallina che canta le memorie di ciò che eravamo, disturbata dal riverbero prodotto dalla condanna di una coatta aderenza al suolo; e poi l’incapacità di trovare un equilibrio stabile, pregiudicato dal passaggio da una preesistente condizione di totale assenza di peso ad una forza di gravità che schiaccia tanto più si cede al fardello della carne, delle inconfessabili ossessioni, della soddisfazione di desideri sbagliati.

Eva è insieme vittima e carnefice. Non è sedotta dal serpente poiché il serpente è ella stessa. La corruzione non è nell’oggetto del desiderio ma nel corpo di colei che quell’oggetto cerca, accumula e divora in maniera bulimica. Il peccato trova forma nel non saper vivere, nel non saper scegliere di farlo, nel non sapersi opporre a sé. Vestita di un’infanzia mai assaporata, Eva si coniuga in varianti di “fragili creature spietate”, in guerra contro se stesse, non per se stesse.

Tovaglie di lino bianco sono l’immacolato campo di battaglia in cui a morire è la forza di volontà. Mele scarlatte evocano la schiavitù che impongono le pulsioni terrene. Teneri pettirossi e palloncini bianchi, echi del desiderio di un ritorno alla forma primigenia, testimoniano la voglia di affrancarsi. Schizzi infantili (spesso citazioni letterali di disegni realizzati dalla pittrice da piccola, e per questo ancor più stupefacenti per estro e profondità contenutistica), sono l’archetipico rimando ad un’urgenza espressiva congenita. Le scatole neutre che fanno da sfondo suggeriscono una colonna sonora di silenzio assoluto, quello di un’interiorità inespressa.

L’Eva di Elisa Anfuso è una straziante eroina tragica che potrebbe resistere alla sua natura, poiché ne avrebbe forse gli strumenti, ma che pur mirando intimamente al riscatto vive nel timore di una perpetua “caduta”, provvisoriamente congelata com’è in quell’istante fatidico che precede la svolta.

 

 

 

INTRODUZIONE

AL GIOCO

 

Marco Izzolino

 

IL PESO DEI DESIDERI

 

Giovanna Lacedra

 

SOgNO

 

 

Giuseppina Radice

 

LE NOSTRE 

SOLITUDINI

 

Maria Zanolli

 

ELISA ANFUSO.

SOgNO

 

Giovanna Caggegi

IL SIMBOLISMO DI

ELISA ANFUSO

 

Chiara Barone

NON CALPESTARE

LA LINEA ROSSA

 

Gabriella Trovato

LA CADUTA

DI EVA

 

Antonio Casaburi

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