INTRODUZIONE AL GIOCO DI ELISA ANFUSO

Marco Izzolino

 

 

Una frase come quella che dà il titolo alla mostra (Qualcosa con cui giocare) nasconde molteplici significati e può essere interpretata in molti modi diversi a seconda di chi sia a pronunciarla, in quale circostanza lo faccia, a chi si rivolga o a seconda di quali oggetti abbia o non abbia tra le mani …

Non è una frase ambigua, quanto piuttosto una frase "potenziale": cioè che contiene in potenza un invito a compiere tante possibili azioni.

E' l'attività del gioco ad esprimere questa potenzialità. Perché l'uomo, fin dalla sua infanzia, attraverso il gioco impara ad interagire con gli altri e ad apprendere gli elementi della propria cultura d'appartenenza.

Johan Huizinga nel suo saggio del 1939 “Homo Ludens”, pubblicato in Italia nel 1946, fu il primo a comprendere quanto la civiltà umana sorga e si sviluppi nel gioco e come gioco. Il concetto di gioco si integrava perfettamente a quello di cultura. Egli comprese che anche se il gioco è presente nella vita degli animali esso va considerato come un fenomeno culturale e non un'attività biologica e che tutte le principali attività umane, quali il linguaggio, il mito, il culto, la giustizia, ecc. sono intrecciate con il gioco.

Da Huizinga in poi filoni di studi antropologici, sociologici e psicologici hanno approfondito l'importanza del gioco nello sviluppo delle società; esso va considerato come una categoria primaria, non si lega a nessun particolare grado di civiltà o concezione di vita, è presente da sempre in qualsiasi cultura. Non si gioca ovunque nello stesso modo, le varie civiltà esprimono modi di giocare differenti legati alle loro caratteristiche.

Credo che una profonda riflessione sul gioco sia alla base del lavoro di Elisa Anfuso. Per gioco l'artista sembra dipingere, per gioco sembra ritrarre la realtà, nonostante la sua pittura sia così ricercata e precisa nel caratterizzare ogni minimo dettaglio sulla tela.

Il dialogo che la Anfuso instaura tra il piano figurativo e quello "immaginativo", che ella ritrae sullo sfondo con i tratti di un disegno infantile, sottolinea l'integrazione tra i gesti reali compiuti dai suoi personaggi e la loro volontà di compierli, che spesso nasce da desideri, esperimenti, ricordi, incontri, ecc. che hanno origine nell'infanzia.

Si ha coscienza di alcuni desideri, alcuni sogni, nell'infanzia e questi ci accompagnano tutta la vita. Molte delle nostre azioni, dei nostri comportamenti non fanno altro che assecondare quegli impulsi nati dagli esperimenti infantili… nati per gioco, appunto.

Mascheramenti, dialoghi immaginari con oggetti ed animali, insolite connessioni tra elementi visivi che appartengono a sfere sensoriali diverse o a contesti diversi sembrano essere costruiti sulle tele della Anfuso per mostrare quel lato nascosto delle nostre coscienze, che però è sempre reale e ci accompagna tutta la vita.

Roger Caillois nel saggio del 1958 “I giochi e gli uomini – la maschera e la vertigine” ha classificato, per primo ed in maniera sistematica, i giochi in 4 categorie principali, definite pulsioni primarie:

1) AGON, il gioco competitivo, cioè una prova fisica o intellettuale che - date una serie di regole imposte che servono a porre i partecipanti tutti ugualmente nella condizione di poter vincere - servono a sviluppare l'impegno, la perseveranza ed il merito personale;

2) ALEA, i giochi nei quali ci si affida al caso per ottenere un risultato;

3) MIMICRY, i giochi nei quali ogni partecipante impersona qualcuno o qualcosa di diverso da sé ed interpretandolo - con consapevolezza da parte propria e degli altri - sperimenta la diversità;

4) ILINX, i giochi in cui si cerca lo smarrimento e la perdita di coscienza per potersi sottrarre temporaneamente alle regole fisiche e morali.

In ciascuno dei dipinsi di Elisa Anfuso è possibile rintracciare una o più di queste categorie. Tutto il suo immaginario si manifesta dunque come una grande metafora visiva del gioco delle vita, in cui ciascuno di noi, a volte in segreto, altre volte in modo manifesto, per affrontare i casi della vita, si abbandona o si affida a quei comportamenti che abbiamo sperimentato ed appreso negli anni della nostra infanzia.

INTRODUZIONE

AL GIOCO

 

Marco Izzolino

 

IL PESO DEI DESIDERI

 

Giovanna Lacedra

 

SOgNO

 

 

Giuseppina Radice

 

LE NOSTRE 

SOLITUDINI

 

Maria Zanolli

 

ELISA ANFUSO.

SOgNO

 

Giovanna Caggegi

IL SIMBOLISMO DI

ELISA ANFUSO

 

Chiara Barone

NON CALPESTARE

LA LINEA ROSSA

 

Gabriella Trovato

LA CADUTA

DI EVA

 

Antonio Casaburi

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