NON CALPESTARE LA LINEA ROSSA
di Gabriella Trovato
E' un gioco d' infanzia lo spunto che ha condotto Elisa Anfuso verso questo nuovo ciclo di lavori. "Facciamo che non devi calpestare la linea?". Come tutti i giochi, anche questo ha insito un divieto, o meglio, una sfida. La linea rossa è una linea di confine, un limite da superare senza cadere. E una linea di pericolo, demarcazione dello spazio conosciuto oltre il quale sogniamo di andare. Non sappiamo se oltre la linea ci sarà ancora terra sotto i nostri piedi, per superarla dobbiamo rischiare, passare attraverso quell'attimo in cui il tempo si dilata fino quasi a fermarsi.
I personaggi che Elisa ritrae sono così, in equilibrio, congelati in quel momento decisivo in cui si mette in atto la strategia per avanzare o, forse, per tornare indietro. In quel momento preciso, nel silenzio di quella riflessione, sentiamo tutta l'energia del rischio insito nell'indecisione, di quella vertigine continua che si concretizza nello stare al mondo ed esserne consapevoli.
Al Sogno protagonista delle tele precedenti segue l'introspezione, il tentativo di guardarsi dall'esterno. Spesso vediamo raffigurati un personaggio e il suo alter ego, sospesi in una dimensione senza tempo, in bilico tra l'essere e il pensare di essere, collegati dal filo rosso sottilissimo della vita e delle sue possibilità. In una stanza grigia, astratta, le figure si stagliano nette, pesanti, come corpi vivi in un mondo pensato, sospeso e si confrontano con le loro più intime contraddizioni. L'interiorità di questi personaggi, delicati e riflessivi, è simboleggiata anche dai piccoli origami sospesi nell'aria, così come la delicatezza dell'anima infantile che possiedono è richiamata dagli uccellini appena accennati a matita sul fondo. A questa fragilità fa da contrappunto l'aspetto più carnale della natura umana, racchiuso nella mela rossa che ritorna più volte, come un enigma, un nodo da sciogliere.
Per tornare all'infanzia, da dove Elisa è partita, la linea-gioco è un facile strumento attraverso cui il bambino si separa dal resto del mondo e inizia così la sua riflessione sull'esserci che lo accompagnerà per tutta la vita. Attraverso delle immagini di grande impatto, in cui la sapienza pittorica gioca un ruolo fondamentale, Elisa Anfuso ci cattura dentro un fragile equilibrio che ci appartiene e che Calvino a parole ha individuato in quella terra di mezzo che cè tra il suo cavaliere inesistente che sa desistere e lo scudiero Gurdulù che esiste ma non lo sa.
LA MIA OMBRA E' LIEVE
di Isabella Del Guerra
Esiste una fanciulla senza età che vive in una stanza dove il tempo è un non tempo, dove sogno, fantasia, desiderio e proiezione si fondono per dar vita ad un universo parallelo.
Nella stanza dalla piccola porta sempre chiusa, forse una volta entrati non si può o non si vuole uscire perché tutto ciò che è desiderio si può trasformare magicamente in realtà e, se si tende l'orecchio, in sottofondo, sommessamente cantata, una cantilena di bambini riporta con nostalgia ad una infanzia lontana.
Una stanza incantata in cui origami prendono vita e volteggiano tra i riccioli neri di una ragazza-bambina, dove cavallini di legno, attenti ed ubbidienti, la seguono, dove fiori sbocciano vitali e colorati spuntando dal pavimento e gli orologi segnano l'ora che non cè.
Uno spazio in cui tutto è possibile, senza tempo e senza età.
In questa dimensione leggiamo, avvertiamo la lievità dell' eterna adolescenza, di un limbo in cui un velo sottile segna il passaggio dall' infanzia alla giovinezza, una condizione cristallizzata senza pericolo di contagio.
Un mondo apparentemente innocente e gioioso che nasconde, al di là della piccola porta, la protezione di un rifugio che mette al riparo da una realtà che troppo spesso spaventa e che il più delle volte si è impreparati ad affrontare.
Elisa Anfuso scrive poesie da cui emerge un IO interiore pieno di segrete aspirazioni e desideri, versi affidati a piccoli fogli che, nei suo dipinti, ritroviamo trasformati in piccoli uccellini di carta che volano in modo confuso o legati a fili leggeri: sono appunti di un percorso molto intimo e profondo: immagini/metafore di un viaggio di cui ci rende partecipi svelandoci le proprie segrete emozioni.
Sulle tela e sulla carta, oli e pastelli dai colori vivaci colorano vesti eleganti, segni decisi di penna disegnano giochi, sedie e poltrone accatastate, scatole contenenti chissà quali segreti, gabbie che hanno lasciato volare via, donando loro l'agognata libertà, le scarpette di una piccola Cenerentola.
ELISA ANFUSO. SOgNO
di Giovanna Caggegi
Tribe Art n.73
C'era una volta una donna che giocava ad essere bambina, legava le sue scarpette rosse ad un filo, le intrappolava dentro gabbie per canarini, tesseva mondi di carta ed esistenze parallele costruendo gru di origami.
Un giorno aprì il cassetto dei giocattoli, tirò fuori tubetti di colore rosso blu e bianco e iniziò a dipingere un sogno che racconta di un viaggio nel mondo dell'incoscio. [...]
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SOgNO
di Giuseppina Radice
[...]eccomi sono io ho il mio vestito più bello e sono bella anch'io mi piace giocare
con tutto e con me la mia bambola è piccola questa stanza ma è la casa della mia
vita il cassetto dei miei giochi sono io non so come sono entrata in questa stanza
ero fuori e ora sono dentro non voglio sapere sono io la regina dei miei castelli di
carte ma ho i piedi per terra io troverò la soluzione ho in mano la carta vincente [...]
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